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Via
Civita 71
64010 COLONNELLA
(TERAMO)
Tel. 0861.753434
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I
CALANCHI DI ATRI
Istituita
con la Legge Regionale n°58 del 20 aprile 1995, la Riserva Naturale
Guidata "Calanchi di Atri", che si estende su una superficie di
350 ettari, tutela uno dei fenomeni di erosione accelerata del suolo
tra i più diffusi della fascia collinare argillosa del Subappennino.
Pur
essendo presenti nei bacini del Sangro, dell'Aventino, dell'Alento
e del Foro, i calanchi si presentano con particolare imponenza e
magnificenza lungo le vallate del torrente Piomba, in prossimità
di Atri.
Le
"Bolge" atriane, grazie alla presenza della loro particolare flora,
si connotano come le formazioni calanchive più caratteristiche della
nostra penisola.
Tra
le piante presenti all'interno della riserva, particolarmente adatte
a sopportare condizioni ambientali proibitive, troviamo l'agropiro,
il carciofo selvatico, la ginestra e la liquirizia, quest'ultima
adeguatamente sfruttata dall'industria locale.
Tuttavia, a conferire particolarità ed autonomia alla vegetazione
calanchiva concorrono soprattutto la dactylis glomerata ssp. hispanica,
la cynara cardunculus e la capparis spinosa, il cappero.
Quest'ultimo, grazie alle sue robuste radici, sfida il terreno argilloso
senza temere i frequenti fenomeni di dilavamento che lo interessano
e, nel periodo della sua fioritura primaverile, spezza la monotonia
dei colori che caratterizza le formazioni calanchive. Altrettanto
ricca la fauna. Numerosi i rettili, come la lucertola campestre,
il ramarro e, specie in prossimità delle piccole pozze che si formano
sul fondo, il rospo.
Tanti
gli uccelli: la poiana, il gheppio, la rarissima starna, la tortora,
il barbagianni. Interessanti i mammiferi: l'istrice, segnalato per
la prima volta in Abruzzo proprio in questa zona, la lepre, la donnola,
la volpe e la faina.
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CASTEL
CERRETO
Istituita
con la Legge Regionale n° 74 del 4 novembre 1991, la Riserva Naturale
di Castel Cerreto, che si estende su una superficie di circa 70 ettari,
presenta uno dei rari esempi di bosco misto eliofilo caducifoglio, sopravvissuto
quasi miracolosamente allo scempio compiuto dall'uomo al fine di conquistare
nuova terra per l'agricoltura.
Fortemente
voluta dal Comune di Penna S. Andrea, che la gestisce insieme alla locale
Pro Loco e all'Associazione "Laccio d'Amore", la riserva è situata in
una posizione panoramica invidiabile dalla quale è possibile scorgere
la parete nord del Monte Camicia e la vetta orientale del Gran Sasso.
Il
bosco di Castel Cerreto, situato ad una altitudine compresa tra i 400
e i 700 metri, bagnato dal torrente Rio, affluente di destra del Vomano,
si caratterizza per la ricchezza della flora e della fauna. Tra le specie
arboree, accanto al cerro, all'acero e al maggiociondolo, favoriti dalla
presenza di numerosi stagni ed acquitrini troviamo il salice e il pioppo,
sia bianco che nero.
Per
ciò che concerne poi gli arbusti abbondano soprattutto il ginepro e il
biancospino, oltre alla ginestra e al pungitopo. La fauna annovera invece
rapaci diurni come la poiana, lo sparviero e il gheppio; notturni, come
l'allocco, il barbagianni, l'assiolo e la civetta; in primavera è possibile
osservare ben tre specie di cince (la cinciallegra, la cinciarella e la
cincia mora) e due di picchi (il picchio verde e il picchio muratore). Altrettanto
numerosi i mammiferi. Moscardini, topi selvatici, talpe appenniniche,
donnole, volpi,lepri,faine, ricci e ghiri.
CORNO
GRANDE DI PIETRACAMELA
Istituita
con il Decreto Ministeriale del 20 aprile 1990, la Riserva Naturale "Corno
Grande" di Pietracamela si estende su una superficie di 2200 ettari, e
comprende le vette più alte del Gran Sasso d'Italia, essendo situata proprio
nel cuore del massiccio montuoso.
Fortemente
voluta dal Comune di Pietracamela e dal Club Alpino Italiano, che ne curano
insieme la gestione, la riserva risulta essere l'ultima area protetta
prima della creazione dei nuovi parchi nella regione abruzzese. Un luogo
dal fascino indiscusso, dominato dalla monumentalità del "gigante" dell'Appennino,
con le sue pareti verticali quasi inaccessibili che hanno fatto la storia
dell'alpinismo nazionale.
Dai
2912 metri del Corno Grande, si passa ai 2700 del Ghiacciaio del Calderone,
fino ai 2655 del Corno Piccolo, mentre a nord, grazie al successivo ampliamento
dell'area, passata dai 1000 ettari iniziali ai 2200 attuali, si ergono
i pilastri di roccia del Pizzo Intermesoli (Mt. 2635).
Luogo
ideale per escursioni, lungo i sentieri della riserva si trovano tre rifugi
del CAI: il Franchetti a 2433 metri, nella parte alta del Vallone delle
Cornacchie tra le pareti del Corno Grande e del Corno Piccolo; il Duca
degli Abruzzi a 2388 metri, sul Monte Portella tra Campo Imperatore e
Campo Pericoli e il Garibaldi a 2230 metri, nella "conca d'oro" di Campo
Pericoli. Il
paesaggio è ulteriormente arricchito dalla pregevolezza della flora e
dalla fauna, con quest'ultima che può annoverare esemplari di "camoscio
d'Abruzzo", reintrodotto con successo a partire dal 1992. In prossimità
delle ultime case in pietra del suggestivo borgo di Pietracamela, vera
e propria porta d'accesso alla riserva, muove un breve sentiero che conduce
all'area faunistica del camoscio, punto di osservazione creato allo scopo
di studiare la specie reintrodotta.
FIUME
FIUMETTO
Istituito
con la Legge Regionale n°89 del 20 novembre 1990, il Parco Territoriale
Attrezzato "Fiume Fiumetto", che si estende su una superficie di 80 ettari
circa, offre uno splendido esempio di compenetrazione tra natura, arte
e architettura. Infatti, perfettamente inserito all'interno dell'area
troviamo il bel borgo di Castiglione della Valle, uno tra i luoghi più
suggestivi dell'intera provincia.
La
sua fama è stata accresciuta dalla tradizione secondo la quale in una
delle case del piccolo abitato soggiornò Lucrezia Borgia, durante la fuga
dal fratello Cesare. Il parco, gestito dal Comune di Colledara, tutela
un territorio di circa 4 chilometri, compresi tra il torrente Sazza e
il Fosso San Paolo. Dal punto di vista più strettamente naturalistico,
l'area di Fiume Fiumetto si caratterizza per la presenza di fossi che
formano piccole ma incantevoli cascate.
Altrettanto
caratterizzanti sono le numerose zone acquitrinose che, ricche di vegetazione,
presentano una flora assai variegata.
Infatti,
tra le specie vegetali presenti nel parco troviamo esemplari di sanguinello,
prugnolo, salice, pioppo, roverella e farnia, quest'ultima di origine
glaciale. Altrettanto ricca la fauna, caratterizzata da uccelli come il
picchio verde, il rampichino, la cincia mora, la cinciallegra e il barbagianni.
Tra i mammiferi troviamo invece il tasso, la faina e la puzzola.
FIUME
VOMANO
Istituito
con la Legge Regionale n°109 del 9 maggio 1995, il Parco Territoriale
Attrezzato "Fiume Vomano", che si estende su una superficie di 335 ettari,
risulta essere la più grande delle aree abruzzesi della sua categoria
poste sotto protezione.
Come
si evince dal nome il parco tutela il fiume Vomano nel tratto che ricade
all'interno del territorio comunale di Montorio al Vomano, vera e propria
porta di accesso al Parco Nazionale Gran-Sasso e Monti della Laga. Il
bacino più importante della provincia è particolarmente caratteristico
in questo tratto vista la possibilità di osservare interessanti fenomeni
di erosione, come testimonia la presenza di numerose pareti di arenaria.
In virtù di queste caratteristiche geomorfologiche diverse piante ed animali
hanno trovato condizioni ambientali ideali per poter vegetare e riprodursi. Tra
le principali specie arboree troviamo infatti il leccio, un particolare
tipo di quercia più adatta ad ambienti caldi, mentre tra gli uccelli il
falco pellegrino e l'upupa. Dalle bellezze naturali si passa a quelle
architettoniche: dai resti del tempio di Ercole, risalente all'epoca italica,
all'intero abitato di Montorio, dominato dall'incompiuto quanto suggestivo
forte San Carlo.
LE
GOLE DEL SALINELLO
Istituita
con la Legge Regionale n°84 del 13 novembre 1990, la Riserva Naturale
Guidata "Gole del Salinello" si estende su una superficie di circa 800
ettari e offre uno degli esempi più suggestivi ed affascinanti del fenomeno
carsico e una chiara testimonianza dei numerosi eventi tettonici che hanno
interessato la montagna abruzzese.
In
un territorio compreso tra i comuni di Civitella del Tronto e Valle Castellana,
le Gole, formate dal torrente Salinello, sono situate tra due monti della
catena della Laga che per identità di conformazione sono detti "gemelli":
la Montagna dei Fiori e quella di Campli.
Tanti
gli aspetti naturalistici e paesaggistici di rilievo che forniscono una
prova inconfutabile della presenza dell'uomo in queste zone sin dall'antichità.
A testimoniarlo le numerose grotte, tra le quali spicca quella di "San
Michele Arcangelo", che consentono altresì di definire ottimo lo stato
di conservazione ed elevato il livello di qualità ambientale in cui versa
l'area.
La
splendida cornice paesaggistica nella quale si inseriscono le Gole è ulteriormente
arricchita da una flora ed una fauna che si caratterizzano per la loro
consistenza e varietà.
ITINERARIO MONTI GEMELLI (vedi sezioni itinerari della natura)
In località Ripe di Civitella (Mt. 610) si prende la strada
a fianco della chiesa, seguendo l'indicazione per la "Grotta Sant'Angelo".
Si inizia a scendere per via obbligata fino a giungere alla rampa a gradoni
di accesso alla Grotta Sant' Angelo che si apre ben evidente sulla parete
rocciosa.
Qui
le opere di scavo hanno permesso di individuare reperti che vanno dal
Neolitico all'età romana, con la cavità utilizzata in seguito come eremo.
All'interno si trova un altare, ma conviene risalire all'apertura per
godervi uno scorcio magnifico sul sottostante vallone.
I
Monti Gemelli qui mostrano la loro immagine più integra, testimoniata
anche da una ricca presenza faunistica che comprende specie quali il falco
pellegrino, l'aquila reale o l'ancor più raro geotritone italico. Il sentiero
quindi prosegue tra le ginestre, e occorre un po' di attenzione a non
perderlo.
Dopo
una ripida e scivolosa discesa, a sinistra ci sono quattro possibilità:
ancora a sinistra, per una traccia ripidissima e da percorrere con estrema
cautela, si giunge proprio al punto più spettacolare del fiume dove il
Salinello compie un salto di almeno 30 metri scendendo da una strettoia
tortuosa di roccia grigia, resa liscia dalla foga dell'acqua.
Andando
dritti si guadagna invece la sommità di un roccione, assai panoramica
su quest'angolo di wilderness. A destra, infine, una breve discesa porta
al tratto sommitale della cascata suddetta. Proseguendo invece ancora
più a destra per la traccia principale si entra nel bosco, dove a fine
primavera fioriscono i gigli di San Giovanni e le orchidee. Si può seguire
il percorso, segnato in giallo e rosso ma a tratti anche con frecce verdi,
sempre sulla destra del fiume.
Lo
stretto canyon è percorribile con facilità nel periodo di magra del torrente
ma diventa pericoloso nella stagione invernale e all'inizio della primavera,
quando l'aumentata portata delle acque per le piogge e per lo scioglimento
delle nevi, rendono tumultuoso e imprevedibile il deflusso. Infatti, per
poter passare sull'altra sponda, è necessario sfruttare alcuni sassi sporgenti,
per superare alcuni massi, ai piedi dei quali si allarga una bella pozza. Pochi
metri e si ritorna sulla sponda di prima per poi proseguire fino a dove
la gola si stringe e le pareti si avvicinano con un effetto spettacolare,
nel tratto più bello. Dopo un po' l'ennesima pozza impedisce il passaggio,
a meno di non entrare in acqua. Volendo, in ambiente più aperto, si può
proseguire fino a Castel Manfrino e Macchia da Sole.
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