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I CALANCHI DI ATRI

Istituita con la Legge Regionale n°58 del 20 aprile 1995, la Riserva Naturale Guidata "Calanchi di Atri", che si estende su una superficie di 350 ettari, tutela uno dei fenomeni di erosione accelerata del suolo tra i più diffusi della fascia collinare argillosa del Subappennino.
Pur essendo presenti nei bacini del Sangro, dell'Aventino, dell'Alento e del Foro, i calanchi si presentano con particolare imponenza e magnificenza lungo le vallate del torrente Piomba, in prossimità di Atri.
Le "Bolge" atriane, grazie alla presenza della loro particolare flora, si connotano come le formazioni calanchive più caratteristiche della nostra penisola.
Tra le piante presenti all'interno della riserva, particolarmente adatte a sopportare condizioni ambientali proibitive, troviamo l'agropiro, il carciofo selvatico, la ginestra e la liquirizia, quest'ultima adeguatamente sfruttata dall'industria locale.
Tuttavia, a conferire particolarità ed autonomia alla vegetazione calanchiva concorrono soprattutto la dactylis glomerata ssp. hispanica, la cynara cardunculus e la capparis spinosa, il cappero.
Quest'ultimo, grazie alle sue robuste radici, sfida il terreno argilloso senza temere i frequenti fenomeni di dilavamento che lo interessano e, nel periodo della sua fioritura primaverile, spezza la monotonia dei colori che caratterizza le formazioni calanchive.
Altrettanto ricca la fauna. Numerosi i rettili, come la lucertola campestre, il ramarro e, specie in prossimità delle piccole pozze che si formano sul fondo, il rospo.
Tanti gli uccelli: la poiana, il gheppio, la rarissima starna, la tortora, il barbagianni. Interessanti i mammiferi: l'istrice, segnalato per la prima volta in Abruzzo proprio in questa zona, la lepre, la donnola, la volpe e la faina.

 

 

CASTEL CERRETO

Istituita con la Legge Regionale n° 74 del 4 novembre 1991, la Riserva Naturale di Castel Cerreto, che si estende su una superficie di circa 70 ettari, presenta uno dei rari esempi di bosco misto eliofilo caducifoglio, sopravvissuto quasi miracolosamente allo scempio compiuto dall'uomo al fine di conquistare nuova terra per l'agricoltura.
Fortemente voluta dal Comune di Penna S. Andrea, che la gestisce insieme alla locale Pro Loco e all'Associazione "Laccio d'Amore", la riserva è situata in una posizione panoramica invidiabile dalla quale è possibile scorgere la parete nord del Monte Camicia e la vetta orientale del Gran Sasso.
Il bosco di Castel Cerreto, situato ad una altitudine compresa tra i 400 e i 700 metri, bagnato dal torrente Rio, affluente di destra del Vomano, si caratterizza per la ricchezza della flora e della fauna. Tra le specie arboree, accanto al cerro, all'acero e al maggiociondolo, favoriti dalla presenza di numerosi stagni ed acquitrini troviamo il salice e il pioppo, sia bianco che nero.
Per ciò che concerne poi gli arbusti abbondano soprattutto il ginepro e il biancospino, oltre alla ginestra e al pungitopo. La fauna annovera invece rapaci diurni come la poiana, lo sparviero e il gheppio; notturni, come l'allocco, il barbagianni, l'assiolo e la civetta; in primavera è possibile osservare ben tre specie di cince (la cinciallegra, la cinciarella e la cincia mora) e due di picchi (il picchio verde e il picchio muratore).
Altrettanto numerosi i mammiferi. Moscardini, topi selvatici, talpe appenniniche, donnole, volpi,lepri,faine, ricci e ghiri.

CORNO GRANDE DI PIETRACAMELA

Istituita con il Decreto Ministeriale del 20 aprile 1990, la Riserva Naturale "Corno Grande" di Pietracamela si estende su una superficie di 2200 ettari, e comprende le vette più alte del Gran Sasso d'Italia, essendo situata proprio nel cuore del massiccio montuoso.
Fortemente voluta dal Comune di Pietracamela e dal Club Alpino Italiano, che ne curano insieme la gestione, la riserva risulta essere l'ultima area protetta prima della creazione dei nuovi parchi nella regione abruzzese. Un luogo dal fascino indiscusso, dominato dalla monumentalità del "gigante" dell'Appennino, con le sue pareti verticali quasi inaccessibili che hanno fatto la storia dell'alpinismo nazionale.
Dai 2912 metri del Corno Grande, si passa ai 2700 del Ghiacciaio del Calderone, fino ai 2655 del Corno Piccolo, mentre a nord, grazie al successivo ampliamento dell'area, passata dai 1000 ettari iniziali ai 2200 attuali, si ergono i pilastri di roccia del Pizzo Intermesoli (Mt. 2635).
Luogo ideale per escursioni, lungo i sentieri della riserva si trovano tre rifugi del CAI: il Franchetti a 2433 metri, nella parte alta del Vallone delle Cornacchie tra le pareti del Corno Grande e del Corno Piccolo; il Duca degli Abruzzi a 2388 metri, sul Monte Portella tra Campo Imperatore e Campo Pericoli e il Garibaldi a 2230 metri, nella "conca d'oro" di Campo Pericoli.
Il paesaggio è ulteriormente arricchito dalla pregevolezza della flora e dalla fauna, con quest'ultima che può annoverare esemplari di "camoscio d'Abruzzo", reintrodotto con successo a partire dal 1992. In prossimità delle ultime case in pietra del suggestivo borgo di Pietracamela, vera e propria porta d'accesso alla riserva, muove un breve sentiero che conduce all'area faunistica del camoscio, punto di osservazione creato allo scopo di studiare la specie reintrodotta.

FIUME FIUMETTO

Istituito con la Legge Regionale n°89 del 20 novembre 1990, il Parco Territoriale Attrezzato "Fiume Fiumetto", che si estende su una superficie di 80 ettari circa, offre uno splendido esempio di compenetrazione tra natura, arte e architettura. Infatti, perfettamente inserito all'interno dell'area troviamo il bel borgo di Castiglione della Valle, uno tra i luoghi più suggestivi dell'intera provincia.
La sua fama è stata accresciuta dalla tradizione secondo la quale in una delle case del piccolo abitato soggiornò Lucrezia Borgia, durante la fuga dal fratello Cesare. Il parco, gestito dal Comune di Colledara, tutela un territorio di circa 4 chilometri, compresi tra il torrente Sazza e il Fosso San Paolo. Dal punto di vista più strettamente naturalistico, l'area di Fiume Fiumetto si caratterizza per la presenza di fossi che formano piccole ma incantevoli cascate.
Altrettanto caratterizzanti sono le numerose zone acquitrinose che, ricche di vegetazione, presentano una flora assai variegata.
Infatti, tra le specie vegetali presenti nel parco troviamo esemplari di sanguinello, prugnolo, salice, pioppo, roverella e farnia, quest'ultima di origine glaciale. Altrettanto ricca la fauna, caratterizzata da uccelli come il picchio verde, il rampichino, la cincia mora, la cinciallegra e il barbagianni. Tra i mammiferi troviamo invece il tasso, la faina e la puzzola.

FIUME VOMANO

Istituito con la Legge Regionale n°109 del 9 maggio 1995, il Parco Territoriale Attrezzato "Fiume Vomano", che si estende su una superficie di 335 ettari, risulta essere la più grande delle aree abruzzesi della sua categoria poste sotto protezione.
Come si evince dal nome il parco tutela il fiume Vomano nel tratto che ricade all'interno del territorio comunale di Montorio al Vomano, vera e propria porta di accesso al Parco Nazionale Gran-Sasso e Monti della Laga.
Il bacino più importante della provincia è particolarmente caratteristico in questo tratto vista la possibilità di osservare interessanti fenomeni di erosione, come testimonia la presenza di numerose pareti di arenaria. In virtù di queste caratteristiche geomorfologiche diverse piante ed animali hanno trovato condizioni ambientali ideali per poter vegetare e riprodursi.
Tra le principali specie arboree troviamo infatti il leccio, un particolare tipo di quercia più adatta ad ambienti caldi, mentre tra gli uccelli il falco pellegrino e l'upupa. Dalle bellezze naturali si passa a quelle architettoniche: dai resti del tempio di Ercole, risalente all'epoca italica, all'intero abitato di Montorio, dominato dall'incompiuto quanto suggestivo forte San Carlo.

LE GOLE DEL SALINELLO

Istituita con la Legge Regionale n°84 del 13 novembre 1990, la Riserva Naturale Guidata "Gole del Salinello" si estende su una superficie di circa 800 ettari e offre uno degli esempi più suggestivi ed affascinanti del fenomeno carsico e una chiara testimonianza dei numerosi eventi tettonici che hanno interessato la montagna abruzzese.
In un territorio compreso tra i comuni di Civitella del Tronto e Valle Castellana, le Gole, formate dal torrente Salinello, sono situate tra due monti della catena della Laga che per identità di conformazione sono detti "gemelli": la Montagna dei Fiori e quella di Campli.
Tanti gli aspetti naturalistici e paesaggistici di rilievo che forniscono una prova inconfutabile della presenza dell'uomo in queste zone sin dall'antichità. A testimoniarlo le numerose grotte, tra le quali spicca quella di "San Michele Arcangelo", che consentono altresì di definire ottimo lo stato di conservazione ed elevato il livello di qualità ambientale in cui versa l'area.
La splendida cornice paesaggistica nella quale si inseriscono le Gole è ulteriormente arricchita da una flora ed una fauna che si caratterizzano per la loro consistenza e varietà.
ITINERARIO MONTI GEMELLI (vedi sezioni itinerari della natura)
In località Ripe di Civitella (Mt. 610) si prende la strada a fianco della chiesa, seguendo l'indicazione per la "Grotta Sant'Angelo". Si inizia a scendere per via obbligata fino a giungere alla rampa a gradoni di accesso alla Grotta Sant' Angelo che si apre ben evidente sulla parete rocciosa.
Qui le opere di scavo hanno permesso di individuare reperti che vanno dal Neolitico all'età romana, con la cavità utilizzata in seguito come eremo. All'interno si trova un altare, ma conviene risalire all'apertura per godervi uno scorcio magnifico sul sottostante vallone.
I Monti Gemelli qui mostrano la loro immagine più integra, testimoniata anche da una ricca presenza faunistica che comprende specie quali il falco pellegrino, l'aquila reale o l'ancor più raro geotritone italico. Il sentiero quindi prosegue tra le ginestre, e occorre un po' di attenzione a non perderlo.
Dopo una ripida e scivolosa discesa, a sinistra ci sono quattro possibilità: ancora a sinistra, per una traccia ripidissima e da percorrere con estrema cautela, si giunge proprio al punto più spettacolare del fiume dove il Salinello compie un salto di almeno 30 metri scendendo da una strettoia tortuosa di roccia grigia, resa liscia dalla foga dell'acqua.
Andando dritti si guadagna invece la sommità di un roccione, assai panoramica su quest'angolo di wilderness. A destra, infine, una breve discesa porta al tratto sommitale della cascata suddetta. Proseguendo invece ancora più a destra per la traccia principale si entra nel bosco, dove a fine primavera fioriscono i gigli di San Giovanni e le orchidee. Si può seguire il percorso, segnato in giallo e rosso ma a tratti anche con frecce verdi, sempre sulla destra del fiume.
Lo stretto canyon è percorribile con facilità nel periodo di magra del torrente ma diventa pericoloso nella stagione invernale e all'inizio della primavera, quando l'aumentata portata delle acque per le piogge e per lo scioglimento delle nevi, rendono tumultuoso e imprevedibile il deflusso. Infatti, per poter passare sull'altra sponda, è necessario sfruttare alcuni sassi sporgenti, per superare alcuni massi, ai piedi dei quali si allarga una bella pozza.
Pochi metri e si ritorna sulla sponda di prima per poi proseguire fino a dove la gola si stringe e le pareti si avvicinano con un effetto spettacolare, nel tratto più bello. Dopo un po' l'ennesima pozza impedisce il passaggio, a meno di non entrare in acqua. Volendo, in ambiente più aperto, si può proseguire fino a Castel Manfrino e Macchia da Sole.