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Via
Civita 71
64010 COLONNELLA
(TERAMO)
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Il
"Farro" di Torano
Il
benessere d'oggi ci ha portato ad una alimentazione ricca e varia,
spesso indirizzata verso un consumo smodato di proteine, grassi
e zuccheri a scapito di pane, pasta e verdure. Tali disordini alimentari
hanno creato i presupposti per il diffondersi delle classiche malattie
moderne, generando quindi il bisogno di recuperare un'alimentazione
più genuina. Da qui la necessità di riabilitare i cereali integrali,
cioè non raffinati, che diventano i rappresentanti non piu' di una
cucina povera bensì salutare. Tra questi a primeggiare è il farro,
il primo cereale conosciuto nella storia dell'alimentazione umana,
conosciuto ed ampiamente apprezzato già dagli Egiziani, dagli Etruschi
e dai Romani. L'avvento di cereali più redditizi scalzò la coltivazione
di tale alimento che, per le sue qualità salutari e nutritive rimarchevoli,
si prese la sua rivincita. La coltivazione del farro non necessita
di concimazioni chimiche e trattamenti antiparassitari, essendo
una pianta molto rustica e resistente, che sfrutta al meglio le
soleggiate ed asciutte colline del nostro entroterra. In Abruzzo
tra i più noti e pregiati troviamo quello della zona di Torano.
Il farro propriamente detto (Triticum dicoccum) si presta a numerosi
impieghi. I principali sono riconducibili alla preparazione di zuppe
e minestre con la semola o i chicchi interi, anche se ultimamente
si va riscoprendo il pane, per il suo caratteristico sapore ed aroma,
e la pasta (spaghetti, linguine, penne, ecc.), per la gioia delle
diete. Da non dimenticare inoltre la possibilità di preparare dolci
con farina di farro (biscotti, crostate, ecc.), per la soddisfazione
dei palati più fini.
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Il
"Marrone" di Valle Castellana
Sui
Monti della Laga i castagneti occupano ampie aree nella zona nord-occidentale:
tra queste troviamo la valle del Castellano, così denominata poiché
solcata dal fiume Castellano (l'antico Elvino) tributario del fiume
Tronto. La cura dei castagneti e la raccolta dei loro frutti è antica
consuetudine in questo angolo ed i numerosi riferimenti storici
esistenti lo testimoniano. La più antica traccia della raccolta
delle castagne in zona si ha con i frati francescani nel XIII secolo.
G.F. Nardi, avvocato teramano del XVIII secolo afferma: Crederei,
che dovendosi ripiantare una Selva, si avesse a dirigere l'attenzione
agli Alberi utili. Tali sono i Castagni, le Noci, le Nocelle. In
uno dei ripartimenti detto Valle-Castellana, le piante di castagni
sono immense… N. Breviglieri (1955) nel descrivere le principali
varietà italiane del castagno cita tra quelle "Del Ripartimento
di Teramo" i marroni di Valle Castellana definendoli: Frutti di
buona pezzatura ed uniformità. Il frutto è il prodotto della specie
Castanea sativa L., varietà "Marrone di Valle Castellana". Gli acheni
hanno forma ovale ellittica di colore marrone-bruno scuro con sfumature
rossastre, presentano ottime pezzature (da 70 a 120 frutti/kg),
risultano facilmente sbucciabili e di un buon sapore dolce; il numero
delle introflessioni dell'episperma è generalmente basso. La percentuale
di marroni settati è elevata (oltre il 40% ). Sono ottimi arrostiti
o bolliti. Il sapore è più dolce rispetto alla media dato il più
alto valore di glucidi solubili. I valori analitici medi indicano
un contenuto proteico medio-elevato ed un contenuto energetico che
si attesta sulle 140 Kcal/100g.
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L'Olio
extravergine di oliva "Colline Teramane" o "Pretuziano"
Il
prodotto è ottenuto dagli oliveti situati nelle zone vocate della
provincia teramana. La denominazione di origine è riservata all'olio
extra vergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo
presenti negli oliveti: Leccino, Frantoio e Dritta in misura massima
del 75%; Tortiglione, Carboncella e Castiglionese per almeno il
25%. Le caratteristiche organolettiche tipiche sono: colore giallo
verdognolo; odore fruttato medio; sapore fruttato con media sensazione
di amaro e piccante; punteggio al Panel-test superiore a 6,5. Le
caratteristiche chimiche indicano una acidità massima dello 0,5%,
un contenuto in acido oleico superiore al 70% ed un quantitativo
di polifenoli maggiore di 120 ppm. Il periodo di raccolta delle
olive va dal 5 ottobre al 10 dicembre e la resa massima di estrazione
dell'olio non può superare il 20%.
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Il
"Pecorino" teramano
Il
formaggio pecorino si può certamente definire come la più tipica
espressione della produzione casearia regionale. Infatti l'Abruzzo,
secondo le più diffuse concezioni, è terra di pastori che con le
loro greggi percorrono gli antichi tratturi secondo l'alternarsi
delle stagioni. Così come il pastore rientra nella più tradizionale
tipicità di questa terra, anche il formaggio pecorino ha offerto
una connotazione caratteristica all'Abruzzo. Non esiste un pecorino
abruzzese standardizzato, in quanto la tecnologia di lavorazione
artigianale permette all'estro dei vari "casari" di esprimere al
meglio la loro creatività. I singoli produttori, spesso gli stessi
allevatori, hanno acquisito metodi di lavorazione che, tramandati
nel tempo, appartengono ormai alla tradizione locale. Il caglio,
la lavorazione della cagliata, la salatura e la stagionatura, sono
le variabili su cui si impernia la produzione di formaggi anche
molto diversi nel sapore. Altre varianti sono rappresentate dal
"pecorino sott'olio" e dal "marcetto", due tra i prodotti più tipici
dell' Abruzzo Teramano, dal gusto assolutamente inconfondibile.
La loro produzione è relegata essenzialmente in ambito familiare,
per cui le piccole differenze di lavorazione conferiscono una variabilità
di sapori tutt'altro che trascurabili. Il primo si ottiene dal pecorino
stagionato 4-5 mesi che, intero o tagliato a pezzi, viene immerso
nell'olio di oliva e insaporito con una quantità di spezie che muta
sia per composizione che per proporzioni. Il secondo si ottiene
dal formaggio pecorino maturo che viene bagnato con il latte allo
scopo di attivare un fenomeno fermentativo che acidifica la massa.
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La
"Porchetta Italica" di Campli
E'
tradizione che della porchetta si interessassero, già in epoca romana,
i decuriones. A loro infatti, in qualità di magistrati locali del
municipium, veniva affidato il compito di dettare, con apposita
delibera, i modi dell'assaggio. Spettava ad un membro del collegium
assicurarsi che la porchetta fosse cotta a puntino dal momento che
qualora fosse stata poco cotta avrebbe finito col rendere di più
al porchettaro. Tuttavia, all'assaggiatore designato, veniva proibito
di abboffarsene, essendo invitato a mangiarne soltanto lo stretto
necessario. Tra mito e realtà è storicamente certo che a Campli
preparare porchette è un'arte antica, così come testimoniano, sia
pure solo per fini fiscali, gli Statuti del 1575. Infatti, nel capitolo
26 "De gabellis" si legge: "Il gabellotto del macello possa esigere
dal macellaro un quatrino per ciascun rotolo di carne. Item da qualsivoglia
che vendesse porchetta arrostita possa esigere tredici quatrini
et un cavallo per ciascuna porchetta da dieci rotoli in basso e
se sarà più grossa un quatrino per rotolo ancorché se portassero
a vendere fora del nostro territorio…".
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Il
Porcino
Tra
i prodotti tipici non poteva mancare il fungo porcino, appartenente
al genere delle boletaceae. La montagna teramana ne è particolarmente
ricca e presenta almeno tre importanti centri di produzione: il
Bosco della Martese (nel comune di Rocca Santa Maria), Piano Roseto
(nel comune di Cortino) e il territorio comunale di Fano Adriano.
I porcini presenti nella provincia di Teramo, prosperano nella fascia
delle faggete, pianta forestale tra le più diffuse e importanti
del territorio, e sono di tre tipologie: Boletus aedulis, Boletus
aereus e Boletus pinicola. La raccolta del pregiato fungo è libera
e coinvolge numerosi appassionati, mancando figure di raccoglitori
professionisti e di un centro micologico. Come il tartufo, anche
il porcino deve essere condiderata una risorsa, da sfruttare e valorizzare
in termini economici. In questa direzione si registra, negli ultimi
anni, sia l'impegno delle amministrazioni locali che quello di alcune
associazioni, tra le quali si è particolarmente distinta la AMENA
(Associazione di Micologia e Natura Abruzzese). Ogni anno i suoi
soci organizzano una mostra micologica (intitolata "Funghi dal vero")
dove vengono esposti tutti i funghi raccolti, allo scopo di migliorare
la conoscenza del prodotto.
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Il
"Salsicciotto" di Torano
Tra
i più rinomati troviamo quello di Torano, anche se molti altri comuni
abruzzesi possono vantare lo stesso prodotto con qualche piccola
variante, frutto della tradizione contadina locale. Per la sua preparazione
vengono scelte, generalmente, parti del maiale più magre di quelle
usate per il confezionamento delle salsicce. In particolar modo
si privilegiano il filetto e il girello (la "long" e lo "lummiell").
Vengono finemente tritati e poi arricchiti con un po' di grasso
e pepe. Quindi insaccati nelle budella più grosse del maiale. È
tradizione che parte della stagionatura (che dura in media un mese)
avvenga nella stanza dove c'è il camino, poiché cio' conferisce
all'insaccato un particolare aroma e lo asciuga lentamente. Successivamente,
per ultimare la stagionatura, viene trasferito in cantina. In alcune
zone è consuetudine mettere sott'olio il salsicciotto, già stagionato,
per conferirgli una maggiore morbidezza.
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Il
"Tartufo Bianco" teramano
E'
opinione comune che il Tartufo bianco sia diffuso soprattutto in
Piemonte, nella zona di Alba. In realtà sono pochi a sapere che
la provincia di Teramo è una delle terre elette per il Tartufo bianco
(il Tuber magnatum e il "Bianchetto"-Tuber borschi). Dal punto di
vista geografico, è nel comprensorio dei Monti della Laga, noto
ai più per i suoi aspetti naturalistici, che questo pregiato fungo
sotterraneo prolifera in abbondanza. I primi importanti tentativi
di tartuficoltura hanno coinciso con l'impegno delle amministrazioni
locali e di alcune associazioni, tra le quali si è particolarmente
distinta la AMENA (Associazione di Micologia e Natura Abruzzese),
finalizzati a far si che questo prodotto non sia considerato semplicemente
come un prezioso ingrediente per la cucina, quanto una grande risorsa
economica per il territorio, da sfruttare in maniera razionale nel
rispetto dell'ecosistema che la produce e la conserva.
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Il
"Tartufo Nero" teramano
E'
opinione comune che il Tartufo nero sia diffuso in Umbria, nella
fortunata terra di Spoleto. Al contrario, sono ancora in pochi,
purtroppo, a sapere che l'Abruzzo è terra eletta per i tartufi.
Dai vasti boschi dell'aquilano alle pinete litoranee, la regione
ospita tra le radici di numerose specie arboree il micelio di questo
prezioso fungo, da sempre delizioso complemento di odorosi piatti.
Circa un terzo dell'intera produzione è rappresentato dal Tartufo
nero pregiato (il Tuber melanosporum vitt e il Tartufo nero estivo-Tuber
aestivum) molto diffuso nella provincia di Teramo. Dal punto di
vista geografico, è nel comprensorio dei Monti della Laga, noto
ai più per i suoi aspetti naturalistici, che questo pregiato fungo
sotterraneo prolifera in abbondanza. I primi importanti tentativi
di tartuficoltura hanno coinciso con l'impegno delle amministrazioni
locali e di alcune associazioni, tra le quali si è particolarmente
distinta la AMENA (Associazione di Micologia e Natura Abruzzese),
finalizzati a far si che questo prodotto non sia considerato semplicemente
come un prezioso ingrediente per la cucina, quanto una grande risorsa
economica per il territorio, da sfruttare in maniera razionale nel
rispetto dell'ecosistema che la produce e la conserva.
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La
"Ventricina di Crognaleto" o "Teramana"
Con
questo nome vengono definiti insaccati diversi nella forma, nella
consistenza e nel sapore che rappresentano una delle più tipiche
creazioni salumiere della tradizione abruzzese. Salume a grana fine,
lievemente piccante, la "Ventricina di Crognaleto" o "Teramana"
è caratterizzata da un impasto ottenuto dalla macinazione fine delle
parti di maiale che non possono essere altrimenti utilizzate, miscelate
con porzioni di prosciutto e una ricca speziatura. Altri ingredienti
sono sale, pepe bianco e nero, peperoncino dolce, peperoncino piccante,
aglio, pasta di peperoni, semi di finocchio, rosmarino, buccia d'arancia.
L'impasto morbido viene insaccato nello stomaco del suino che lo
conserva più a lungo e gli conferisce un sapore esaltante. La ricchezza
dei sapori che questo salume sviluppa, trova riscontro in quella
delle essenze aromatiche della montagna abruzzese, particolarmente
evidente se spalmata sulla bruschetta, in maniera tale che il caldo
del pane abbrustolito favorisca lo scioglimento del grasso. La tipologia
produttiva è duplice: insaccata in budello collato, di varia pezzatura,
oppure in barattolo di vetro. Il prodotto matura in cella frigorifera
per due giorni. La conservabilità massima consigliata è di 4 mesi.
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