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Via
Civita 71
64010 COLONNELLA
(TERAMO)
Tel. 0861.753434
cell. 347.4671480
cell. 349.8683776
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COLLINA
1
Da
Campli per la Val Vibrata
Percorrendo
da Campli la provinciale che porta ad Ascoli Piceno si incontra
Civitella del Tronto, affacciata, con la sua Fortezza, sulle vallate
della Vibrata e del Salinello.
La
Fortezza, simbolo della cittadina, fu l'ultimo baluardo dei Borboni
prima dell'Unità d'Italia e si stende su una collina di travertino
con una splendida posizione panoramica dalla quale è possibile ammirare
la Montagna dei Fiori, il Monte dell'Ascensione e Campli.
Nel
piccolo centro medievale da visitare la Chiesa di San Francesco,
la duecentesca Chiesa di San Lorenzo con la Cripta della Beata Angiolina,
e poi il Palazzo di Conte de' Termes, il Santuario di Santa Maria
dei Lumi, l'Abbazia di Montesanto e Castel Manfrino voluto da re
Manfredi.
Da Civitella scendendo verso il mare si attraversa la Val Vibrata
ricca di testimonianze, quali la Torre di guardiacon le insegne
di Carlo V a Martinsicuro,
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la Chiesa di Santa Maria a Vico di epoca preromanica costruita sui
resti di un tempio dedicato a Ercole a Sant'Omero (fondata da Carlo
Magno) o il Museo della civiltà contadina a Controguerra.
E
poi Torano, Colonnella, Sant'Egidio
alla Vibrata e la possibilità di assaggiare i buoni vini delle vallate
e fare acquisti nelle numerose aziende di pelletteria, abbigliamento
e maglieria, fiore all'occhiello dell'economia della provincia.
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COLLINA
2
Da Atri a Giulianova
E'
questo uno degli itinerari più suggestivi e completi della provincia
di Teramo, che offre una visione d'insieme della sua parte collinare.
Da
Atri, attraverso la ss 533 prima e la ss 150 poi, ci si muove in
direzione di Santa Maria di Propezzano e Morro d'Oro, per godere
di una splendida veduta della Val Vomano.
Visitata la chiesa e il borgo, attraverso la ss 150 si giunge a
San Clemente al Vomano.
Dopo una sosta quasi obbligata (la chiesa merita infatti una particolare
attenzione), è possibile ascendere, lungo la provinciale 25, ai
borghi di Castelbasso e Castellalto, ubicati proprio a ridosso della
dorsale che separa la Val Vomano dalla Val Tordino.
Percorrendo
la sp 24 e la sp 16 si torna a valle fino a Ripattoni dove sorge
la bellissima Santa Maria in Herulis.Dal borgo, lungo la sp 16,
si ascende ancora, alla volta di Bellante, dove si rimane incantati
dal panorama che ci viene offerto:
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il Gran Sasso alle spalle e le colline della Vibrata di fronte.
Da Bellante, attraverso la ss 262, ci si muove in direzione di Mosciano
Sant'Angelo. Dopo la visita del caratteristico borgo si può raggiugere
Giulianova, dove l'itinerario giunge al termine, prima di regalarci
l'ultima splendida panoramica sull'Adriatico.
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COSTA Da
Martinsicuro a Silvi
Martinsicuro,
Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto
e Silvi.
Sette
"sorelle" che dominano incontrastate la riviera teramana, dal confine
con le Marche sino alla provincia di Pescara.
La
bellezza della costa e l'ingente patrimonio storico-naturalistico
degli abitati, ne fanno un percorso suggestivo, con le colline degradanti
a mare, le profumate pinete mediterranee e le torri di avvistamento
animate, ancora, dai fantasmi dei loro abitanti.
Alla
pesca, al turismo e ad alcune particolari attività (come ad esempio
la liquirizia), si aggiungono numerose ed importanti produzioni
che, oltre ad offrire un ampio ventaglio di possibilità, rappresentano
la base econonomica della loro vita.
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GRAN
SASSO 1 Dai Prati di Tivo (mt.1450) al Rifugio Garibaldi (mt.2230)
per le cascate del Rio Arno, la Valle del Mavone e Campo Pericoli
(3 ore a piedi, in mountain bike e a cavallo).
Itinerario
abbastanza lungo e vario che attraversa una della più belle vallate
del Gran Sasso.
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Una parte del sentiero è in comune con il Sentiero Italia. Si prende
la strada sterrata che sale sulla sinistra dell'Hotel Prati di Tivo,
si esce dal bosco e si arriva sulla cresta che separa la valle del
Rio Arno dai Prati di Tivo, si prosegue scendendo e costeggiando
le severe pareti del Corno Piccolo e dopo si arriva alle cascate
del Rio Arno.
La strada prosegue in salita e, dopo la presa dell'acquedotto, all'uscita
dal bosco, si trasforma in sentiero.
Ripercorre la bellissima piana sotto le pareti dell'Intermesoli
con la grotta dell'Orso a destra e il vallone dei Ginepri a sinistra.
Continuando, la valle Maone si espande verso Est nei vasti, morbidi
e ondulati rilievi di Campo Pericoli (anticamente si chiamava Campo
Aprico - campo aperto). Sulla destra c'è un sentiero che sale su
un ripido sbrecciato e che in un'ora di faticosa salita porta alla
Sella dei Grilli (mt.2220).
Di fronte troviamo la guglia piramidale del Pizzo Cefalone (mt.2533),
subito a sinistra il Passo e il Monte del Portella (mt.2385) e subito
dopo il Rifugio Duca degli Abruzzi (mt.2260).
Sulla sinistra sale un sentiero che porta più rapidamente ma più
faticosamente al Rifugio Garibaldi. Si prosegue sul fondo della
conca in direzione del Pizzo Cefalone sotto le cui pendici si intravedono
i resti di antichi ricoveri per pastori, le Capanne (m.1957).
Queste costruzioni sono presenti nella valle del Vasto e in misura
maggiore sulla Montagna dei Fiori. L'origine di queste semplici
architetture spontanee è molto contrastata; l'ipotesi più suggestiva
avvicina queste capanne di pietra alle costruzioni a tholos, per
la somiglianza strutturale.
Si piega a sinistra e poco dopo , quando la salita si fa sentire
di meno, sulla destra si incontra un bivio che porta al passo della
Portella da cui si può raggiungere Campo Imperatore attraverso il
Passo del Lupo (m.2156).
Proseguendo per il sentiero fra i prati, gradatamente, tra una dolina
e l'altra, si arriva al rifugio Garibaldi (mt.2231). dal rifugio
Gribaldi si può proseguire per i seguenti itinerari: per la vetta
Occidentale del Corno Grande attraverso la Sella del Brecciaio (mt.2912-
tempo: 2 ore); per il Rifugio Duca degli Abruzzi (mt.2260-tempo:
1ora); per la Sella e la Vetta di Monte Aquila (mt. 2495-tempo:
1ora); per Campo Imperatore (mt.2130 -albergo, funivia, ostello,
osservatorio-tempo: 1,30 ore).
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GRAN
SASSO 2 Da Casale San Nicola per l'Eremo omonimo, la Fonte Nera e
ritorno.
Si
attraversa il paese di Casale San Nicola (mt. 859) salendo verso
sinistra.
Dopo le ultime case, la strada si trasforma in sentiero che dopo
poco porta alla fonte di San Nicola da cui sgorga un'acqua fresca
e cristallina.
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Sull'edicola
votiva che sovrasta la fonte c'è una mattonella in ceramica di Castelli
che illustra la leggenda secondo la quale il Santo ricompone e risuscita
tre fanciulli fatti a pezzi in una cesta di vimini.
Si riprende il sentiero, che dopo poco (10 min.) porta alla chiesetta
di San Nicola dove ci sono anche i ruderi dell'eremo (mt. 1096)
dei frati Camaldolesi. Imponente è la visione del "Paretone" della
vetta Orientale del Corno Grande. Si prosegue scendendo al sottostante
canale di gronda della società elettrica, si attraversa il torrente
sopra un piccolo ponte in ferro e si prende il sentiero che comodamente,
tra una vegetazione rigogliosa e radure stupende porta a Fonte Nera
(mt.1060).
Si continua per la strada imbrecciata che scende verso sinistra
e dopo il bosco, superate delle baracche in disuso si rientra a
Casale San Nicola. (Tempo dell'intera passeggiata, 2 ore circa).
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GRAN
SASSO 3 Da Castelli per il Monte Camicia
Per
accedervi si parte dal paese di Castelli e si segue la strada che
porta a Rigopiano. Dopo circa 3.7 chilometri si giunge a uno spiazzo,
prima di una curva a sinistra, in corrispondenza della quale un
cartello giallo indica l'inizio del sentiero (770 metri).
Lo
si segue a piedi fino a raggiungere il greto del torrente che scende
dal Fondo della Salsa. Si risale
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lungo
il greto o sulle sponde fino alla base della parete.
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LAGA
1 Dal Ceppo per la Cascata della Morricana
Dal
Ceppo imboccare la strada che, davanti all'albergo "Julia", entra
nel bosco. Dopo circa 800 metri si incontra un bivio.
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Lasciare
qui l'auto (Mt. 1364). Si inizia sulla strada che va a destra, in
piano, e che attraversa il Bosco Martese.
Dopo
circa 5 chilometri, quando si è abbastanza vicini al fondovalle,
una marcata e ripida sterrata scende da destra.
Lasciare
la strada e imboccare la sterrata che scende al torrente Castellano.
Attraversare
il torrente per poi volgere a sinistra, nel sottobosco, dapprima
su esili tracce poi su un sentiero evidente.
Seguirlo
man mano che si alza sul versante sinistro orografico della valle
fino ad incontrare, dopo un lungo tratto pianeggiante, un altro
sentiero proveniente dal basso. Volgere a destra e seguirlo fino
ad uscire su una vasta radura erbosa (detta la "Piana").
Seguire
il sentierino tra l'erba a volte molto alta, traversare il torrentello,
risalire a destra di questo per poi tornare a traversarlo verso
sinistra, dove rientra nella zona boscosa.
Il
sentiero si alza gradualmente, poi, sempre più marcato, traversa
il versante ed esce dal bosco, scoprendo tutta la testata della
valle.
Dopo
aver attraversato un fosso (Mt. 1756) si obliqua verso valle e si
traversa il Fosso Cannavine (una bella cascata, posta circa 100
metri in basso) portandosi sull'altro versante (Stazzi della Morricana
con casaletto). Da qui, portandosi sul lato destro orografico della
valle, si possono raggiungere o osservare diverse cascate originate
dai due rami del Fosso della Morricana. Dagli stazzi si scende entrando
nel bosco sottostante, tenendo preferibilmente la direzione sinistra
(a destra è molto ripido).
Quando
il terreno si fa nettamente meno ripido conviene portarsi a destra,
traversando un fossetto, e scendere per una traccia incassata tra
le foglie e, alla fine, volgere a destra, dove il sentiero scende
al sottostante torrente Castellano (Mt. 1580).
Evitare
di scendere al fosso prima o dopo perché i versanti sono molto ripidi.
Ora si è in vista della grande cascata della Morricana.
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LAGA
2 Dal Ceppo per il Pizzo di Moscio
Dal
Ceppo ci si immette sulla sterrata che sale a destra, a piedi in
quanto non è percorribile in auto (si ricorda che la sterrata di
sinistra conduce alla cascata della Morricana).
Dopo
alcuni chilometri in leggera ascesa, si arriva presso la radura
del Lago dell'Orso (Mt. 1800), da dove è possibile ammirare tutta
la catena della Laga e, in particolare, sulla sinistra, la vetta
del Monte Gorzano.
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Lasciata
la radura del Lago dell'Orso, si prosegue lungo il sentiero che
costeggia sulla sinistra il Bosco della Martese (il sentiero è
quello dell'anello della Martese).
Dopo
alcuni chilometri di falso piano, abbandonato il sentiero, si
inizia a salire sulla sinistra alla volta di Pizzo di Moscio.
E' questa la parte più difficile del percorso che risale il non
troppo ripido crestone Sud-Est, fino in vetta (Mt. 2411).
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LAGA
3 Da Cesacastina per la Valle delle Cento Fonti
Da
Cesacastina si segue la strada che sale al Colle della Pietra sino
alle Piane, superato un campo sportivo si gira a sinistra e si raggiunge
dopo poco il
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ponte
sul "Fosso dell' Acero", poi si parcheggia (Mt. 1320).
Qui
si può giungere direttamente a piedi da Cesacastina prendendo, ad
Ovest del paese, la pista che supera un'antica caratteristica fonte
in arenaria lavorata, (Mt. 1157, senza nome su I.G.M.), costeggia
a destra il "Fosso dell' Acero" e poi si immette sulla strada che
si segue per 300 metri verso sinistra.
Sulla
destra una breve stradina con catena porta ad un rifugio dell'ENEL
(Mt. 1352).
Si risale per un sentierino una valletta erbosa.
In
alto si piega a destra per prati e si entra nel bosco, attraversando
subito un piccolo fosso verso destra.
Ci
si tiene sul dosso tra il fossetto attraversato ed il Fosso dell'Acero
e ci si allontana gradatamente dal fosso sino ad immettersi in una
sterrata che si abbandona ad un tornante.
Si
segue a destra un largo sentiero che porta ad una radura affacciata
su una cascata, in un luogo suggestivo. Si costeggia il torrente,
parallelamente alla lunghissima lastronata su cui scorre e si esce
dal bosco, dopo avere attraversato un ruscello verso destra.
Per
dossi erbosi si raggiunge una seconda cascata e, poco sopra, scavalcata
una sterrata che proviene da destra, la Sorgente Mercurio (Mt.1800).
Si
sale liberamente nella larga "Valle delle Cento Fonti" solcata da
fossi e si punta nella direzione della Sella di Gorzano.
Si
giunge così alla testata della valle, le Cento Fonti, dove si piega
decisamente a sinistra (ovest), raggiungendo per un ampio dosso
la cima più alta della Laghetta (Mt. 2372).
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MONTI
GEMELLI
Da Ripe di Civitella per le Gole del Salinello
In
località Ripe di Civitella (Mt. 610) si prende la strada a fianco
della chiesa, seguendo l'indicazione per la "Grotta Sant'Angelo". Si
inizia a scendere per via obbligata fino a giungere alla rampa a
gradoni di accesso alla grotta Sant' Angelo che si apre ben evidente
sulla parete rocciosa. Qui le opere di scavo hanno permesso di individuare
reperti che vanno dal Neolitico all'età romana, con la cavità utilizzata
in seguito come eremo.
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All'interno si trova un altare, ma conviene risalire all'apertura
per godervi uno scorcio magnifico sul sottostante vallone.
I Monti Gemelli qui mostrano la loro immagine più integra, testimoniata
anche da una ricca presenza faunistica che comprende specie quali
il falco pellegrino, l'aquila reale o l'ancor più raro geotritone
italico.
Il sentiero quindi prosegue tra le ginestre, e occorre un po' di
attenzione a non perderlo.
Dopo una ripida e scivolosa discesa, a sinistra ci sono quattro
possibilità: ancora a sinistra, per una traccia ripidissima e da
scendere con estrema cautela, si giunge proprio al punto più spettacolare
del fiume dove il Salinello compie un salto di almeno 30 metri scendendo
da una strettoia tortuosa di roccia grigia, resa liscia dalla foga
dell'acqua.
Andando dritti si guadagna invece la sommità di un roccione, assai
panoramica su quest'angolo di wilderness.
A destra, infine, una breve discesa porta al tratto sommitale della
cascata suddetta.
Proseguendo invece ancora più a destra per la traccia principale
si entra nel bosco, dove a fine primavera fioriscono i gigli di
San Giovanni e le orchidee.
Si può seguirne il percorso, segnato in giallo e rosso ma a tratti
anche con frecce verdi, sempre sulla destra del fiume.
Lo stretto canyon è percorribile con facilità nel periodo di magra
del torrente ma diventa pericoloso nella stagione invernale e all'inizio
della primavera, quando l'aumentata portata delle acque per le piogge
e per lo scioglimento delle nevi, rendono tumultuoso e imprevedibile
il deflusso. Infatti, per poter passare sull'altra sponda, è necessario
sfruttare alcuni sassi sporgenti, per superare alcuni massi, ai
piedi dei quali si allarga una bella pozza.
Pochi metri e si ritorna sulla sponda di prima per poi proseguire
fino a dove la gola si stringe e le pareti si avvicinano con un
effetto spettacolare, nel tratto più bello.
Dopo un po' l'ennesima pozza impedisce il passaggio, a meno di non
entrare in acqua. Volendo, in ambiente più aperto, si può proseguire
fino a Castel Manfrino e Macchia da Sole.
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