Via Civita 71
64010 COLONNELLA
(TERAMO)
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COLLINA 1
Da Campli per la Val Vibrata

Percorrendo da Campli la provinciale che porta ad Ascoli Piceno si incontra Civitella del Tronto, affacciata, con la sua Fortezza, sulle vallate della Vibrata e del Salinello.
La Fortezza, simbolo della cittadina, fu l'ultimo baluardo dei Borboni prima dell'Unità d'Italia e si stende su una collina di travertino con una splendida posizione panoramica dalla quale è possibile ammirare la Montagna dei Fiori, il Monte dell'Ascensione e Campli.
Nel piccolo centro medievale da visitare la Chiesa di San Francesco, la duecentesca Chiesa di San Lorenzo con la Cripta della Beata Angiolina, e poi il Palazzo di Conte de' Termes, il Santuario di Santa Maria dei Lumi, l'Abbazia di Montesanto e Castel Manfrino voluto da re Manfredi.
Da Civitella scendendo verso il mare si attraversa la Val Vibrata ricca di testimonianze, quali la Torre di guardiacon le insegne di Carlo V a Martinsicuro,

la Chiesa di Santa Maria a Vico di epoca preromanica costruita sui resti di un tempio dedicato a Ercole a Sant'Omero (fondata da Carlo Magno) o il Museo della civiltà contadina a Controguerra.
E poi Torano, Colonnella, Sant'Egidio alla Vibrata e la possibilità di assaggiare i buoni vini delle vallate e fare acquisti nelle numerose aziende di pelletteria, abbigliamento e maglieria, fiore all'occhiello dell'economia della provincia.

 

COLLINA 2
Da Atri a Giulianova

E' questo uno degli itinerari più suggestivi e completi della provincia di Teramo, che offre una visione d'insieme della sua parte collinare.
Da Atri, attraverso la ss 533 prima e la ss 150 poi, ci si muove in direzione di Santa Maria di Propezzano e Morro d'Oro, per godere di una splendida veduta della Val Vomano.
Visitata la chiesa e il borgo, attraverso la ss 150 si giunge a San Clemente al Vomano.
Dopo una sosta quasi obbligata (la chiesa merita infatti una particolare attenzione), è possibile ascendere, lungo la provinciale 25, ai borghi di Castelbasso e Castellalto, ubicati proprio a ridosso della dorsale che separa la Val Vomano dalla Val Tordino.
Percorrendo la sp 24 e la sp 16 si torna a valle fino a Ripattoni dove sorge la bellissima Santa Maria in Herulis.Dal borgo, lungo la sp 16, si ascende ancora, alla volta di Bellante, dove si rimane incantati dal panorama che ci viene offerto:

il Gran Sasso alle spalle e le colline della Vibrata di fronte.
Da Bellante, attraverso la ss 262, ci si muove in direzione di Mosciano Sant'Angelo. Dopo la visita del caratteristico borgo si può raggiugere Giulianova, dove l'itinerario giunge al termine, prima di regalarci l'ultima splendida panoramica sull'Adriatico.

 

COSTA
Da Martinsicuro a Silvi

Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto e Silvi.
Sette "sorelle" che dominano incontrastate la riviera teramana, dal confine con le Marche sino alla provincia di Pescara.
La bellezza della costa e l'ingente patrimonio storico-naturalistico degli abitati, ne fanno un percorso suggestivo, con le colline degradanti a mare, le profumate pinete mediterranee e le torri di avvistamento animate, ancora, dai fantasmi dei loro abitanti.
Alla pesca, al turismo e ad alcune particolari attività (come ad esempio la liquirizia), si aggiungono numerose ed importanti produzioni che, oltre ad offrire un ampio ventaglio di possibilità, rappresentano la base econonomica della loro vita.

 

GRAN SASSO 1
Dai Prati di Tivo (mt.1450) al Rifugio Garibaldi (mt.2230) per le cascate del Rio Arno, la Valle del Mavone e Campo Pericoli (3 ore a piedi, in mountain bike e a cavallo).

Itinerario abbastanza lungo e vario che attraversa una della più belle vallate del Gran Sasso.

Una parte del sentiero è in comune con il Sentiero Italia.
Si prende la strada sterrata che sale sulla sinistra dell'Hotel Prati di Tivo, si esce dal bosco e si arriva sulla cresta che separa la valle del Rio Arno dai Prati di Tivo, si prosegue scendendo e costeggiando le severe pareti del Corno Piccolo e dopo si arriva alle cascate del Rio Arno.
La strada prosegue in salita e, dopo la presa dell'acquedotto, all'uscita dal bosco, si trasforma in sentiero.
Ripercorre la bellissima piana sotto le pareti dell'Intermesoli con la grotta dell'Orso a destra e il vallone dei Ginepri a sinistra.
Continuando, la valle Maone si espande verso Est nei vasti, morbidi e ondulati rilievi di Campo Pericoli (anticamente si chiamava Campo Aprico - campo aperto). Sulla destra c'è un sentiero che sale su un ripido sbrecciato e che in un'ora di faticosa salita porta alla Sella dei Grilli (mt.2220).
Di fronte troviamo la guglia piramidale del Pizzo Cefalone (mt.2533), subito a sinistra il Passo e il Monte del Portella (mt.2385) e subito dopo il Rifugio Duca degli Abruzzi (mt.2260).
Sulla sinistra sale un sentiero che porta più rapidamente ma più faticosamente al Rifugio Garibaldi. Si prosegue sul fondo della conca in direzione del Pizzo Cefalone sotto le cui pendici si intravedono i resti di antichi ricoveri per pastori, le Capanne (m.1957).
Queste costruzioni sono presenti nella valle del Vasto e in misura maggiore sulla Montagna dei Fiori. L'origine di queste semplici architetture spontanee è molto contrastata; l'ipotesi più suggestiva avvicina queste capanne di pietra alle costruzioni a tholos, per la somiglianza strutturale.
Si piega a sinistra e poco dopo , quando la salita si fa sentire di meno, sulla destra si incontra un bivio che porta al passo della Portella da cui si può raggiungere Campo Imperatore attraverso il Passo del Lupo (m.2156).
Proseguendo per il sentiero fra i prati, gradatamente, tra una dolina e l'altra, si arriva al rifugio Garibaldi (mt.2231). dal rifugio Gribaldi si può proseguire per i seguenti itinerari: per la vetta Occidentale del Corno Grande attraverso la Sella del Brecciaio (mt.2912- tempo: 2 ore); per il Rifugio Duca degli Abruzzi (mt.2260-tempo: 1ora); per la Sella e la Vetta di Monte Aquila (mt. 2495-tempo: 1ora); per Campo Imperatore (mt.2130 -albergo, funivia, ostello, osservatorio-tempo: 1,30 ore).

 

GRAN SASSO 2
Da Casale San Nicola per l'Eremo omonimo, la Fonte Nera e ritorno.

Si attraversa il paese di Casale San Nicola (mt. 859) salendo verso sinistra.
Dopo le ultime case, la strada si trasforma in sentiero che dopo poco porta alla fonte di San Nicola da cui sgorga un'acqua fresca e cristallina.

Sull'edicola votiva che sovrasta la fonte c'è una mattonella in ceramica di Castelli che illustra la leggenda secondo la quale il Santo ricompone e risuscita tre fanciulli fatti a pezzi in una cesta di vimini.
Si riprende il sentiero, che dopo poco (10 min.) porta alla chiesetta di San Nicola dove ci sono anche i ruderi dell'eremo (mt. 1096) dei frati Camaldolesi. Imponente è la visione del "Paretone" della vetta Orientale del Corno Grande.
Si prosegue scendendo al sottostante canale di gronda della società elettrica, si attraversa il torrente sopra un piccolo ponte in ferro e si prende il sentiero che comodamente, tra una vegetazione rigogliosa e radure stupende porta a Fonte Nera (mt.1060).
Si continua per la strada imbrecciata che scende verso sinistra e dopo il bosco, superate delle baracche in disuso si rientra a Casale San Nicola. (Tempo dell'intera passeggiata, 2 ore circa).

 

GRAN SASSO 3
Da Castelli per il Monte Camicia

Per accedervi si parte dal paese di Castelli e si segue la strada che porta a Rigopiano. Dopo circa 3.7 chilometri si giunge a uno spiazzo, prima di una curva a sinistra, in corrispondenza della quale un cartello giallo indica l'inizio del sentiero (770 metri).
Lo si segue a piedi fino a raggiungere il greto del torrente che scende dal Fondo della Salsa. Si risale

lungo il greto o sulle sponde fino alla base della parete.

 

LAGA 1
Dal Ceppo per la Cascata della Morricana

Dal Ceppo imboccare la strada che, davanti all'albergo "Julia", entra nel bosco. Dopo circa 800 metri si incontra un bivio.

Lasciare qui l'auto (Mt. 1364). Si inizia sulla strada che va a destra, in piano, e che attraversa il Bosco Martese.
Dopo circa 5 chilometri, quando si è abbastanza vicini al fondovalle, una marcata e ripida sterrata scende da destra.
Lasciare la strada e imboccare la sterrata che scende al torrente Castellano.
Attraversare il torrente per poi volgere a sinistra, nel sottobosco, dapprima su esili tracce poi su un sentiero evidente.
Seguirlo man mano che si alza sul versante sinistro orografico della valle fino ad incontrare, dopo un lungo tratto pianeggiante, un altro sentiero proveniente dal basso. Volgere a destra e seguirlo fino ad uscire su una vasta radura erbosa (detta la "Piana").
Seguire il sentierino tra l'erba a volte molto alta, traversare il torrentello, risalire a destra di questo per poi tornare a traversarlo verso sinistra, dove rientra nella zona boscosa.
Il sentiero si alza gradualmente, poi, sempre più marcato, traversa il versante ed esce dal bosco, scoprendo tutta la testata della valle.
Dopo aver attraversato un fosso (Mt. 1756) si obliqua verso valle e si traversa il Fosso Cannavine (una bella cascata, posta circa 100 metri in basso) portandosi sull'altro versante (Stazzi della Morricana con casaletto). Da qui, portandosi sul lato destro orografico della valle, si possono raggiungere o osservare diverse cascate originate dai due rami del Fosso della Morricana. Dagli stazzi si scende entrando nel bosco sottostante, tenendo preferibilmente la direzione sinistra (a destra è molto ripido).
Quando il terreno si fa nettamente meno ripido conviene portarsi a destra, traversando un fossetto, e scendere per una traccia incassata tra le foglie e, alla fine, volgere a destra, dove il sentiero scende al sottostante torrente Castellano (Mt. 1580).
Evitare di scendere al fosso prima o dopo perché i versanti sono molto ripidi. Ora si è in vista della grande cascata della Morricana.

 

LAGA 2
Dal Ceppo per il Pizzo di Moscio

Dal Ceppo ci si immette sulla sterrata che sale a destra, a piedi in quanto non è percorribile in auto (si ricorda che la sterrata di sinistra conduce alla cascata della Morricana).
Dopo alcuni chilometri in leggera ascesa, si arriva presso la radura del Lago dell'Orso (Mt. 1800), da dove è possibile ammirare tutta la catena della Laga e, in particolare, sulla sinistra, la vetta del Monte Gorzano.

Lasciata la radura del Lago dell'Orso, si prosegue lungo il sentiero che costeggia sulla sinistra il Bosco della Martese (il sentiero è quello dell'anello della Martese).
Dopo alcuni chilometri di falso piano, abbandonato il sentiero, si inizia a salire sulla sinistra alla volta di Pizzo di Moscio. E' questa la parte più difficile del percorso che risale il non troppo ripido crestone Sud-Est, fino in vetta (Mt. 2411).

 

LAGA 3
Da Cesacastina per la Valle delle Cento Fonti

Da Cesacastina si segue la strada che sale al Colle della Pietra sino alle Piane, superato un campo sportivo si gira a sinistra e si raggiunge dopo poco il

ponte sul "Fosso dell' Acero", poi si parcheggia (Mt. 1320).
Qui si può giungere direttamente a piedi da Cesacastina prendendo, ad Ovest del paese, la pista che supera un'antica caratteristica fonte in arenaria lavorata, (Mt. 1157, senza nome su I.G.M.), costeggia a destra il "Fosso dell' Acero" e poi si immette sulla strada che si segue per 300 metri verso sinistra.
Sulla destra una breve stradina con catena porta ad un rifugio dell'ENEL (Mt. 1352).
Si risale per un sentierino una valletta erbosa.
In alto si piega a destra per prati e si entra nel bosco, attraversando subito un piccolo fosso verso destra.
Ci si tiene sul dosso tra il fossetto attraversato ed il Fosso dell'Acero e ci si allontana gradatamente dal fosso sino ad immettersi in una sterrata che si abbandona ad un tornante.
Si segue a destra un largo sentiero che porta ad una radura affacciata su una cascata, in un luogo suggestivo. Si costeggia il torrente, parallelamente alla lunghissima lastronata su cui scorre e si esce dal bosco, dopo avere attraversato un ruscello verso destra.
Per dossi erbosi si raggiunge una seconda cascata e, poco sopra, scavalcata una sterrata che proviene da destra, la Sorgente Mercurio (Mt.1800).
Si sale liberamente nella larga "Valle delle Cento Fonti" solcata da fossi e si punta nella direzione della Sella di Gorzano.
Si giunge così alla testata della valle, le Cento Fonti, dove si piega decisamente a sinistra (ovest), raggiungendo per un ampio dosso la cima più alta della Laghetta (Mt. 2372).

 

MONTI GEMELLI
Da Ripe di Civitella per le Gole del Salinello

In località Ripe di Civitella (Mt. 610) si prende la strada a fianco della chiesa, seguendo l'indicazione per la "Grotta Sant'Angelo".
Si inizia a scendere per via obbligata fino a giungere alla rampa a gradoni di accesso alla grotta Sant' Angelo che si apre ben evidente sulla parete rocciosa.
Qui le opere di scavo hanno permesso di individuare reperti che vanno dal Neolitico all'età romana, con la cavità utilizzata in seguito come eremo.

All'interno si trova un altare, ma conviene risalire all'apertura per godervi uno scorcio magnifico sul sottostante vallone.
I Monti Gemelli qui mostrano la loro immagine più integra, testimoniata anche da una ricca presenza faunistica che comprende specie quali il falco pellegrino, l'aquila reale o l'ancor più raro geotritone italico.
Il sentiero quindi prosegue tra le ginestre, e occorre un po' di attenzione a non perderlo.
Dopo una ripida e scivolosa discesa, a sinistra ci sono quattro possibilità: ancora a sinistra, per una traccia ripidissima e da scendere con estrema cautela, si giunge proprio al punto più spettacolare del fiume dove il Salinello compie un salto di almeno 30 metri scendendo da una strettoia tortuosa di roccia grigia, resa liscia dalla foga dell'acqua.
Andando dritti si guadagna invece la sommità di un roccione, assai panoramica su quest'angolo di wilderness.
A destra, infine, una breve discesa porta al tratto sommitale della cascata suddetta.
Proseguendo invece ancora più a destra per la traccia principale si entra nel bosco, dove a fine primavera fioriscono i gigli di San Giovanni e le orchidee.
Si può seguirne il percorso, segnato in giallo e rosso ma a tratti anche con frecce verdi, sempre sulla destra del fiume.
Lo stretto canyon è percorribile con facilità nel periodo di magra del torrente ma diventa pericoloso nella stagione invernale e all'inizio della primavera, quando l'aumentata portata delle acque per le piogge e per lo scioglimento delle nevi, rendono tumultuoso e imprevedibile il deflusso. Infatti, per poter passare sull'altra sponda, è necessario sfruttare alcuni sassi sporgenti, per superare alcuni massi, ai piedi dei quali si allarga una bella pozza.
Pochi metri e si ritorna sulla sponda di prima per poi proseguire fino a dove la gola si stringe e le pareti si avvicinano con un effetto spettacolare, nel tratto più bello.
Dopo un po' l'ennesima pozza impedisce il passaggio, a meno di non entrare in acqua. Volendo, in ambiente più aperto, si può proseguire fino a Castel Manfrino e Macchia da Sole.